Farmaci simpaticolitici – agonisti α2 adrenergici
I farmaci simpaticolitici vanno ad agire sul sistema nervoso periferico e si classificano in:
- Agonisti recettori α2 adrenergici (agonisti α centrali)
- Antagonisti recettori α1 adrenergici (alfa bloccanti)
- Antagonisti recettori β adrenergici (beta bloccanti)
Gli agonisti dei recettori alfa2 adrenergici sono farmaci simpaticolitici in quanto attraverso la stimolazione dei recettori alfa2, inibiscono il rilascio di noradrenalina a livello presinaptico con riduzione del tono adrenergico. I farmaci utilzzati sono:
- Clonidina
- Guanfacina
- Guanabenz
- Metildopa
CLONIDINA
N-(2,6-diclorofenil)-4,5-diidro-1H-imidazol-2-ammina
La clonidina presenta un duplice meccanismo d’azione finalizzato ad una risposta ipotensiva:
- Determina l’attivazione dei recettori alfa adrenergici post sinaptici di neuroni inibitori della via bulbo-pontina con una riduzione dell’ attività efferente, una diminuzione della pressione arteriosa e diminuzione della frequenza cardiaca.
- Determina attivazione dei recettori alfa2 adrenergici presinaptici con diminuzione di noradrenalina e conseguente vasodilatazione.
Può essere somministrata sia per via orale che per via endovenosa. Dopo averla somministrata per via orale, i livelli di clonidina nel sangue raggiungono il picco in 1-4 ore, con un tempo di eliminazione che va da 6 a 16 ore. In pazienti con compromissione renale grave, l’emivita può estendersi fino a 41 ore. Circa il 40%-60% della dose assorbita viene escreta nelle urine in forma inalterata entro 24 ore, mentre il 50% della dose viene metabolizzata nel fegato. L’effetto antipertensivo di solito si manifesta entro 30-60 minuti dall’assunzione, con un picco a 2-4 ore e una durata di 6-8 ore, richiedendo somministrazione 2-3 volte al giorno.
Il trattamento con clonidina orale riduce la gittata cardiaca a riposo del 15-20%, senza influenzare la resistenza periferica totale nei pazienti ipertesi. La riduzione della frequenza cardiaca, piuttosto che della gittata sistolica, è la principale causa della diminuzione della gittata cardiaca a riposo. La clonidina riduce anche l’attività della renina plasmatica e l’escrezione urinaria di aldosterone, possibilmente legate alla riduzione dell’attività del sistema nervoso renale.
Nel trattamento delle emergenze ipertensive viene somministrata endovena con infusione lenta, perchè l’introduzione rapida può provocare ipertensione brusca dovuta alla stimolazione di recettori α1 e α2 adrenergici postsinaptici della periferia vascolare.
La clonidina può essere somministrata anche tramite un sistema transdermico per 7 giorni. I livelli plasmatici aumentano gradualmente, raggiungendo la concentrazione stabile entro 3 giorni dall’applicazione e rimanendo invariati per 8-12 ore dopo la rimozione del cerotto. Gli effetti sulla pressione arteriosa sono simili a quelli della somministrazione orale, ma il sistema transdermico può causare reazioni cutanee in circa il 20%-25% dei pazienti.
È noto che l’interruzione improvvisa della clonidina può causare la comparsa di sintomi di iperattività simpatica, come ansia, tremore, mal di testa, palpitazioni e ipertensione di rimbalzo entro 36-72 ore dalla sospensione. Un aumento della pressione arteriosa oltre i valori precedenti al trattamento è meno comune, ma la clonidina orale dovrebbe essere interrotta gradualmente e non somministrata come regime a dose singola giornaliera o al bisogno.
Come effetti indesiderati provoca:
- Secchezza delle fauci
- Sonnolenza
- Cefalea
- Rash cutanei
- Nausea
- Vomito
